10 marzo 2012

Paradise Now


La storia di un terrorista palestinese di Nablus che deve compiere la sua missione suicida a Tel Aviv. Il ritratto che emerge è quello di un uomo che sceglie di dare la vita per i suoi ideali e per il suo popolo. Rinuncia all'amore che sta nascendo con la bella Lubnza Azabal (Exils) e all'affetto della sua famiglia per continuare la resistenza all'occupazione e per riscattarsi dall'onta di avere avuto un padre che ha collaborato con gli israeliani. La narrazione del palestinese Hany Abu-Assad (Rana's Wedding) è avvincente e racconta le ultime 48 ore del kamikaze Said e del suo amico Khaled, nella loro "missione santa" verso la morte: i riti della preparazione fisica e spirituale al passaggio, la foto da guerriero che verrà poi affissa in città, il video per i fedeli e i famigliari. Un film significativo che spiega, senza giudizi e senza retorica, il punto di vista di un martire omicida.

19 febbraio 2012

L'ultimo dei Mohicani


Non ci sono parole per descrivere l'esibizione di Adriano Celentano a Sanremo. Ha sicuramente superato ogni aspettativa toccando temi molto delicati con tono estremamente deciso e senza usare mezzi termini. Un modo di esprimersi a cui nel nostro paese non siamo per nulla abituati. Mi è parso molto triste e ingiusto il titolo del fatto quotidiano "monologo contro tutto e tutti" l'unico giornale che consulto in rete non ricevendo alcun tipo di finanziamento pubblico. La selezionatissima platea dell'Ariston non è certo un campione credibile della popolazione e l'ovazione finale mi sembra più un atto doveroso e un po' ipocrita nei confronti di un artista unico e irripetibile, piuttosto che un gesto sentito. L'attacco alla chiesa era assolutamente legittimo e necessario. Forse un tempo il Vaticano aveva ancora interesse a preservare i suoi fedeli. Ma oggi non risulta minimamente scalfita dal suo attacco e il miracoloso patrimonio economico che attualmente detiene risulta assolutamente sufficiente per compensare qualsiasi perdita in termini di vite umane. Il patrimonio della Chiesa cresce ad un ritmo inversamente proporzionale al numero dei suoi fedeli. E questo è innegabile e meriterebbe riflessione. Altrettanto indispensabile è stata la ufficializzazione televisiva della perdita (speriamo temporanea) della sovranità dello Stato da parte dei cittadini, a favore di una cerchia di squallidi personaggi che si fanno chiamare politici, ma che invece assomigliano più alla corte di antiche monarchie. Certo il riferimento alla chiusura di alcuni giornali non è stato dei più felici ma per chi conosce il suo modo di esprimersi e soprattutto il suo pensiero non intacca minimamente il livello di un'esibizione eccezionale. Lunga vita ad Adriano Celentano e godetevi questo video da urlo.

5 febbraio 2012

No Man's Land


Qual è la differenza tra un pessimista e un ottimista? Il primo pensa che le cose non possano andare peggio di così. Il secondo è convinto di sì." È la battuta chiave di un film comicamente amaro sulla guerra in ex Jugoslavia e, per traslato, su tutte le guerre di questi nostri tempi. Ciki e Nino, un bosniaco e un serbo, nel corso della guerra del 1993 si trovanio bloccati in una trincea nella terra di nessuno. Con loro c'è un terzo combattente che è sdraiato su una mina che rischia di esplodere a un suo minimo movimento. Le truppe dell'Onu intervengono per aiutare, ma gli alti livelli creano più problemi che soluzioni in una guerra che è vista dall'esterno o come un terreno per esercitazioni diplomatiche o un grande set 'naturale' da cui far provare al mondo il brivido della morte (altrui). "La lingua parlata dai Serbi, dai Croati e dai Bosniaci è di fatto la stessa. Oggi i Serbi la chiamano serbo, i Bosniaci bosniaco e i Croati croato. Ma quando parlano si capiscono perfettamente tra loro". È una frase su cui meditare (Mymovies.it).

15 gennaio 2012

Vite negate


Mercoledì scorso è morto un ragazzo. Si chiamava Eric James Borges e aveva solo 19 anni. Si è tolto la vita perché vittima di continui abusi fisici e psicologici per essere omosessuale. Per aver avuto il coraggio di esprimere la sua identità più profonda non aveva più un nome, aveva perso la tranquillità ormai da tempo e purtroppo (ed è ciò che fa più soffrire e riflettere) anche l’appoggio della sua famiglia. Era giovanissimo e già impegnato socialmente nell’offrire sostegno a giovani omosessuali vittime di abusi. Fra le sue raccomandazioni quella di “non mollare mai e non pensare nemmeno per un secondo di non rappresentare un contributo meraviglioso e pieno di senso a questo mondo”. Aveva solo 19 anni e già parlava come qualcuno che era riuscito a guardarsi dentro, a conoscersi, ad accettare i pregiudizi che la sua condizione avrebbe inevitabilmente comportato e nonostante tutto a scegliere non solo di non nascondersi ma addirittura di essere un punto di riferimento per altri giovani in difficoltà. Vogliono farci credere che fosse un debole, una persona fragile, solo per dare una giustificazione al suo gesto, per deresponsabilizzare lo spietato contesto in cui era costretto a vivere che altro non è che lo specchio di una realtà molto più ampia che coinvolge l'intera umanità e di cui tutti siamo spesso spettatori. Non era un debole, anzi, era una persona estremamente determinata ed il fatto di non avere avuto le risorse sufficienti per andare avanti dovrebbe sconvolgere l’opinione pubblica. Per lo meno dovrebbe farci chiedere quanta forza sia necessaria in questa vita per essere veramente se stessi e non aver paura di ciò che la gente possa pensare. Evidentemente molta, a volte troppa. Un numero considerevole di giovani vittime della discriminazione subiscono danni psicologici difficilmente recuperabili, il più delle volte neanche diagnosticati. E invece Eric è morto. Pochi anni vissuti con un’intensità di cui moltissimi esseri umani che hanno lungamente vissuto non hanno mai sentito neanche il profumo. Pochi anni vissuti con straordinaria dignità che riempiono il cuore di ammirazione e rispetto. Non eri fragile, né indifeso, né arrendevole. Eri una persona piena di vita, ma soprattutto stracolma di amore. Perdonaci se non sapremo leggere il tuo gesto con la dovuta sensibilità ed il doveroso senso critico e ovunque tu sia cerca di non cambiare mai. Noi invece avremmo tanto da cambiare nelle nostre case, nei nostri quartieri, nelle nostre scuole ma ovviamente è molto più facile dire che eri un debole così, come sempre, nulla cambierà.    

    

14 gennaio 2012

Lettera alla redazione di Servizio Pubblico


Salve, mi chiamo Francesco e vivo all'estero con mia moglie. L’idea di “Servizio Pubblico” ci ha subito incantati e senza pensarci abbiamo finanziato il programma. Amiamo il nostro paese e sapere che esiste almeno una trasmissione non politicamente manipolata ci riempie di gioia. Solo mi chiedo cosa vi spinga ad invitare a volte personaggi che non potrebbero arricchire neache la conversazione di una bettola (come la inquietante donna che avete avuto il coraggio di invitare ieri sera).
Credo che risulti offensivo soprattutto per quelle disgraziate persone con gravissimi problemi di lavoro che avete l’abitudine di intervistare durante la trasmissione ma anche per alcuni invitati in studio relegati in un palco ad esprimere la loro opinione in pochi minuti mentre viene dato ampio spazio ad individui che per i danni che hanno procurato al nostro paese dovrebbero come minimo rimanere ben nascosti. Non ne capisco di televisione e mi va bene così però è un pò triste pensare di essere stati illusi ancora una volta e questa volta da chi ti aspettavi che finalmente avrebbe dato inizio a quella rivoluzione culturale che aspettiamo ormai da tempo immemore. E' difficile pensare che certi soggetti possano sparire per sempre dalla scena politica finchè riceveranno considerazione da parte di un mezzo di informazione apparentemente genuino come il vostro anzi, la loro partecipazione li renderà ancora più saldi nelle loro posizioni e convinti di poter mostrarsi in pubblico senza percepire quell' insopportabile disgusto che la loro presenza genera in moltissimi italiani. Vi auguro comunque buon lavoro ed un 2012 ricco di soddisfazioni sperando di non dover essere mai più costretto a cambiare programma in nome della decenza.

31 agosto 2011

WWW.REVOLUCIONSIRIA.COM


La Siria, è una polveriera. Nella sua storia a partire dall'indipendenza  ottenuta dalla Francia nel 1946 figurano ben 13 colpi di Stato. Nel 1956, firmando un accordo con l'Unione Sovietica, la Siria poneva le basi per un'influenza comunista all'interno del proprio governo in cambio di equipaggiamento militare. Dal 1963, il Partito del Rinascimento Arabo Socialista o Ba'th governa la Siria in una condizione di stato di emergenza (legge marziale), che di fatto, da una parte aumenta i poteri del Presidente e dall'altra congela la maggior parte delle garanzie costituzionali. Lo stato di emergenza viene giustificato dalla guerra contro Israele e dalla minaccia del terrorismo. Dal 1970, dopo la sconfitta nella guerra dei 6 giorni ed un colpo di Stato interno al Partito Ba'th, il presidente siriano è sempre stato reclutato all'interno della medesima famiglia, la famiglia Assad. La Siria, almeno in teoria sarebbe una Repubblica presidenziale (dal 1963) ma di fatto possiede una forma di governo a successione ereditaria nel contesto della stessa famiglia ed a partito unico. L'attuale Costituzione del 1973 definisce la Siria come uno Stato socialista, riconoscendo l'islam come religione principale ed affidando al partito Ba'th il ruolo fondamentale di guida del Paese. Prevede inoltre che il Presidente sia di religione musulmana. Questi ricopre anche l'incarico di segretario generale del partito Ba'th e di capo del Fronte Progressista Nazionale, un'alleanza di 10 partiti controllati dallo stesso Ba'th. Rimane in carica 7 anni e viene eletto attraverso un referendum a suffragio universale. Negli ultimi anni le autorità hanno reso più rigidi i criteri di censura all'interno della rete grazie a leggi che obbligano gli internet cafes a registrare i commenti che vengono espressi nei forums ed attraverso il blocco di alcuni dei più famosi websites. Circa una settimana fa il caricaturista satirico Ali Ferzat, noto oppositore del regime, è stato violentemente aggredito da criminali al servizio del governo. Le sue vignette hanno fatto il giro del mondo e costituiscono la spina dorsale di un autentico ed impaziente bisogno di libertà. 

 


27 agosto 2011

La guerra del Coltan


Il Coltan, l'origine di una delle guerre più cruente degli ultimi anni nella Repubblica Democratica del Congo. Da questo raro minerale si estrae il tantalio, che possiede una grande resistenza al calore e un’eccellente conduttività, caratteristiche indispensabili per sviluppare nuove tecnologie. Il controllo delle sue miniere è alla base di guerriglie ed interventi diretti organizzati o appoggiati da paesi limitrofi come Ruanda o Uganda. La sua estrazione ed il suo commercio sono totalmente privi di regolamentazione grazie alla gravissima instabilità politica della zona favorita da coloro che sono coinvolti nello sfruttamento di questo prezioso minerale. Gli abitanti del Congo ovviamente non vengono neanche sfiorati da questa incalcolabile ricchezza e così, tutta la produzione congolese di Coltan (l'80% della produzione mondiale) finisce illegalmente all'estero, in gran parte attraverso il Ruanda. Spiegare le dinamiche di questo scempio economico e umanitario è un'impresa. Come sempre entrano in gioco gli interessi delle multinazionali con la complicità delle potenze occidentali in continuo contrasto con il governo cinese e la sua enorme necessità di materie prime. Il ruolo fondamentele dell'attuale presidente Ruandese Paul Kagame, accusato di crimini contro l'umanità nel periodo fra il 1990 ed il 2002 (un rapporto dell'ONU parla di un vero e propio genocidio ai danni della popolazione hutu del Congo) e di favorire la guerriglia nelle zone di estrazione congolesi. Uomo ritenuto praticamente intoccabile per il solido sostegno offerto da Stati Uniti, Francia, Belgio, Olanda e soprattutto Regno Unito che considerano il Ruanda un paese modello in Africa.

La guerra del Coltan   2/5 - 3/5 - 4/5 - 5/5

18 agosto 2011

El Papa al desnudo


Ratzinger es, pues, otro Sumo Fariseo, que falsifica la marca "Jesús" por dinero y poder. Rompamos un silencio cómplice que favorece a ese integrismo que empobrece, ata y mata. Exijamos respeto a la aconfesionalidad del Estado español y el fin del Concordato, anticonstitucional, con el Estado Vaticano. "Mi reino no es de este mundo" (Jesús).

Questo volantino e altri simili a questo stanno circolando per le strade di Madrid in questi giorni. Pellegrini provenienti da tutto il mondo sono riusciti a riempire qualche piazza della capitale spagnola, laddove qualsiasi città islamica otterrebbe una maggiore partecipazione senza che nessuno si muovesse dal suo luogo di residenza. Un tempo si sarebbe temuto un attentato contro il Papa ed infatti le misure di sicurezza adottate sono quelle delle grandi occasioni. Oggi invece sono gli "attentatori" all'infallibilità papale, che manifestando in maniera assolutamente pacifica contro la figura contradditoria del pontefice e le spese sostenute per riceverlo, rischiano di essere attaccati. Sorprendentemente pare siano stati alcuni pellegrini (peraltro rappresentati per la stragrande maggioranza da innocenti ragazzi entusiasmati dall'eccitante esperienza multietnica che stanno vivendo) a provocare la colonna di coloro che si opponevano alla ridicolizzazione di uno Stato in profonda crisi, determinando la reazione delle forze dell'ordine ovviamente a danno dei manifestanti. Due realtà totalmente distinte si trovano una di fronte all'altra. Da una parte, la spettacolare celebrazione di un evento festoso che riesce a far passare in secondo piano persino la catastrofe umanitaria che coinvolge il corno d'Africa. Dall'altra, la vita reale. Quella dura quotidianità che costringe molte persone a lavorare quando fuori ci sono 36 gradi ed a trovare il tempo e le forze per scendere in strada ad esprimere la propria opinione. Purtroppo, dei valori della Chiesa di Cristo rimane solo l'eroica dedizione di pochi sacerdoti illuminati. E' evidente, invece, l'ostentazione di potere e ricchezza che accompagna costantemente la figura del Papa. E' lampante ed allo stesso tempo avvilente la sua totale estraneità al mondo reale che rientra in quel concetto di non-contaminazione che viene riservato soltanto alle divinità. E' triste, percepire il modo in cui viene manipolata la gioventù per mezzo di un inconsapevole compromesso attentamente ricercato da parte delle alte sfere ecclesiastiche.  La possibilità di vivere un'esperienza unica in cambio di una dimostrazione di potenza da parte di una Chiesa che difficilmente, dopo questo "successo" di partecipazione, assumerà quell'indispensabile atteggiamento autocritico necessario per identificare le cause del suo drammatico tracollo spirituale e di popolarità.

8 agosto 2011

Minnesota Shut Down


Shut Down. Mentre Obama cerca con tutti i mezzi a sua disposizione (decisamente pochi) di scongiurare la catastrofe per gli USA e l'Unione Europea si affanna goffamente a salvare la Grecia, il Minnesota intanto è già fallito. Decine di migliaia di dipendenti statali mandati a casa, parchi e musei chiusi, bloccate le opere pubbliche. La ventennale amministrazione repubblicana basata sui tagli alle tasse per i ricchi ed i tagli al welfare ha letteralmente dilapidato le casse dello Stato e la nuova amministrazione democratica, impotente davanti al reiterato ostruzionismo dell'opposizione,    ha solo  potuto amaramente prendere atto della tragica situazione e dichiarare il fallimento.  E come per incanto si scoprono le carte, la minoranza capitalista scende in strada (mi vergogno persino di inserire il link) celebrando il default che per loro significa non perdere niente dal punto di vista dei servizi sociali  e degli spazi pubblici ma guadagnarci tutto in termini di pressione fiscale che inevitabilmente e giustamente li avrebbe maggiormente colpiti. Così finalmente i nodi vengono al pettine. Il capitalismo, nato all'insegna del benessere alla portata di chiunque, quel fumo negli occhi che ci aveva illuso che saremmo diventati tutti felicemente benestanti tranne ovviamente quella parte dimenticata del pianeta che "meritava" di rimanere nell'indigenza e che mai avrebbe dovuto "infastidirci", ha miseramente fallito. Chi però ci ha creduto fino in fondo ed ha trascorso la sua vita accumulando ricchezze alla fine ha ottenuto la sua ricompensa. Il sistema perverso che li ha creati li rende quindi intoccabili semplicemente autodistruggendosi. Come uno zombie, che manifesta tutta la sua mostruosità solo dopo la morte di un essere umano, così il capitalismo compie il suo ultimo atto togliendosi la vita e consegnando ufficialmente il potere economico del pianeta nelle mani di pochi individui senza scrupoli che non hanno neanche la decenza di farsi vedere in giro il meno possibile. Il comunismo, come il capitalismo sono stati distruttivi per il genere umano. Ma mentre del comunismo ci restano soltanto i sogni di qualche nostalgico e le magliette di Che Guevara, del capitalismo invece rimarranno l'annientamento dell'educazione e della sanità pubblica, la scomparsa del sistema pensionistico, l'estinzione di tutto ciò che è legato al sociale e che dovrebbe essere un diritto per qualsiasi cittadino indipendentemente dal suo reddito. Il tutto con gravi ripercussioni mediche e psicologiche all'interno della società specialmente per quanto riguarda la sfera delle patologie oncologiche  e psichiatriche. Grottesco infine  è che l'ex-governatore repubblicano del Minnesota punti alla Casa Bianca nel 2012. Davvero ogni Paese ha il governo che si merita? Speriamo di no.

7 agosto 2011

La perla sconosciuta d'Italia


La regione Basilicata ospita nel suo territorio undici aree protette, di cui due parchi nazionali, il Pollino e il Val d'Agri, due parchi regionali (Parco naturale di Gallipoli Cognato - Piccole Dolomiti Lucane e Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano), e sette riserve naturali regionali. Le zone sottoposte a protezione occupano circa il 30% della dell'intera superficie regionale. Il 21 settembre 1943, Matera fu la prima città italiana a insorgere contro i tedeschi occupanti. Il 23 novembre 1980 la Basilicata fu sconvolta da un grave terremoto che colpì buona parte del territorio regionale. Nel 2003 la decisione del governo nazionale di trasferire tutte le scorie nucleari delle ex centrali atomiche in una salina di Scanzano Jonico ha provocato un'intensa protesta, con una manifestazione oceanica cui parteciparono oltre 100.000 persone (pari a circa un quinto della popolazione lucana) che ha portato nel gennaio del 2004 al ritiro del decreto. A differenza del resto del Mezzogiorno d'Italia, in Basilicata non esiste un'entità criminale vera e propria come quelle delle regioni circostanti, grazie al suo particolare sviluppo storico-sociale ma anche per i minori interessi economici rispetto alle regioni limitrofe.

4 agosto 2011

Normale? No grazie, speciale!


L’Associazione La Cordata di Gorgonzola (MI) organizza gite domenicali, vacanze estive ed invernali con portatori di handicap, anche gravi. Il gruppo, da sempre molto compatto e coeso, crede fermamente in questo progetto e nell’importanza di garantire un po’ di svago anche a chi, normalmente, sarebbe costretto a farne a meno.

19 luglio 2011

Grazie Paolo


"Si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto. …e no!”. “Quanti di voi conoscono qualcuno che seppure mai condannato sanno che non è uomo onesto?”. “Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso”. “Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarne le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica”. “Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è stato condannato quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!”. “Questo dovrebbe spingere i partiti a fare pulizia al proprio interno”.
                                                                                        PAOLO BORSELLINO

17 luglio 2011

La guerra infinita


Mentre il re Mohammed Zahir Shah si trovava in Italia (sotto il suo regno l'Afghanistan visse uno dei periodi più lunghi di stabilità, non partecipò alla seconda guerra mondiale né si allineò con i blocchi di potere durante la guerra fredda) il 17 luglio 1973 suo cugino ed ex primo ministro, Mohammed Daud Khan, organizzò un golpe incruento e scrisse la parola fine sulla monarchia in Afghanistan. Il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan (PDPA), d'ispirazione marxista-leninista, rovesciò il governo di Mohammed Daud Khan il 27 aprile 1978, con un colpo di stato, la cosiddetta Rivoluzione d'aprile, e diede vita alla Repubblica Democratica dell'Afghanistan governata dal leader del partito, Nur Mohammad Taraki. Taraki avviò una serie di riforme in senso socialista nel paese tra le quali la riforma agraria e la laicizzazione forzata della società afgana, con l'obbligo ad esempio per gli uomini di radersi la barba mentre per le donne venne riconosciuto il diritto di voto e di istruzione obbligatoria nonché imposto il divieto di indossare il burqa e di essere oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati. Queste riforme si scontrarono fortemente con le autorità religiose locali e tribali che si opposero alle politiche di Taraki. Nel mese di settembre 1979 inoltre Taraki venne assassinato, su ordine del suo vice primo ministro Hafizullah Amin, il quale lo sostituì alla guida del paese. L'URSS non si fidò di Amin, sospettato di legami con la CIA, e decise di invadere il paese, anche a seguito di un aumento delle rivolte e del conseguente rischio di destabilizzazione della zona. L'Armata rossa entrò a Kabul il 27 dicembre 1979 e mise al potere Babrak Karmal. La guerra con i mujaheddin, finanziati anche dagli Stati Uniti, fu lunga e cruenta e terminò con l'abbandono del paese da parte dei sovietici nel febbraio 1989. La Repubblica Islamica dell'Afghanistan fu proclamata il 17 aprile 1992. Il fronte dei Mujaheddin si dimostrò comunque molto frammentato e disunito e ciò consentì, dal 1996 al 2001, la presa del potere da parte della fazione dei talebani, salvo che in alcuni territori settentrionali controllati dall'Alleanza del Nord dei restanti mujahidin anti-talebani, guidati dal comandante Ahmad Shah Massoud. I Talebani applicarono al paese una versione estrema della shari'a e ogni deviazione dalla loro legge venne punita con estrema ferocia. Emblematica fu la cattura dell'ultimo presidente della repubblica democratica afgana Mohammad Najibullah direttamente dal palazzo delle Nazioni Unite, dove era rifugiato. Fu un omicidio premeditato, compiuto allo scopo di terrorizzare la popolazione: i talebani arrivano all'alloggio di Najibullah intorno all'una di notte, tramortiscono lui e il fratello, li caricano su una camionetta portandoli nel palazzo presidenziale oscurato. Qui evirano Najibullah, lo legano dietro una jeep trascinandolo per varie volte intorno al palazzo, poi lo finiscono con una pallottola. Suo fratello è torturato allo stesso modo e poi strangolato. I due cadaveri vengono appesi a una garitta di cemento davanti al palazzo a pochi isolati dal complesso dell'ONU (Fonte Wikipedia).

L'esercito degli Stati Uniti d'America è ormai per definizione un elemento destabilizzante (basti pensare al modo come reclutano i loro soldati, nei luoghi più disagiati d'America, promettendo a giovani disorientati che vivono ai limiti della sopravvivenza un futuro migliore). Un esercito che può esistere solo grazie ad una capillare strutturazione gerarchica della società, perfettamente riuscita e tristemente premeditata. Devono andarsene dall'Afghanistan. Spero solo che la diffusa antipatia nei confronti degli USA (peraltro ampiamente condivisa dal sottoscritto) non conduca qualcuno a simpatizzare per il regime talebano che in nome della shari'a ha compiuto atrocità inimmaginabili.

4 luglio 2011

Gli eroi della Val di Susa


Persino quando costruirono la diga del Vajont riuscirono a convincere qualcuno. Ed invece oggi a questo TAV in Val di Susa non ci crede proprio nessuno se non i soliti esponenti della vecchia politica in estinzione che per puro istinto di conservazione sono costretti a svolgere il loro ruolo di opposizione all'evoluzione del genere umano. Non un membro del governo ha mostrato il suo volto per spiegare ai manifestanti le ragioni di una tale improponibile impresa, nessuno ha presentato un serio bilancio del costo/beneficio dell'opera. Non una parola sull'emissione delle polveri d'amianto, sulla distruzione quasi totale delle sorgenti d'acqua, sull'attuale, reale entità delle comunicazioni commerciali fra Italia e Francia. E chi avrebbe potuto esporsi a dialogare con la gente che manifestava pacificamente prima che si verificassero gli inevitabili disordini? Un ministro dell'interno (di cui ho vergogna a riportare il nome) condannato in via definitiva per oltraggio e resistenza al pubblico ufficiale? La strategia della politica dei morti è sempre la stessa. Chi si oppone saggiamente alle opere pubbliche ideate esclusivamente per arricchire la casta (per esempio il ponte sullo stretto di Messina, l'ormai finalmente defunta questione sul nucleare) non va neanche considerato, non merita spiegazioni, non è niente. Va però astutamente provocato fino al punto che dal niente (grazie al comportamento di pochi), diventa il più feroce dei criminali e dal quel momento comincia la repressione in nome della legalità di cui lo Stato è garante. Purtroppo questo Stato, così com'è, non garantisce proprio nulla che sia uguale per tutti, è solo la squallida degenerazione di un'idea di democrazia. E' la più grande truffa organizzata dal potere che si adorna di principi democratici pur anteponendo chiaramente i propri interessi personali a quelli del popolo. Loro hanno a disposizione la totalità delle forze armate, gli anti-TAV si difendono con gli striscioni e quando ci sono dei feriti allora è scontato chi sono i buoni e chi i cattivi, come se le forze dell'ordine agissero per imposizione divina.   Loro (la casta) li attaccano con manganelli che non avrebbero mai il coraggio di adoperare personalmente manipolando, umiliando, abusando di una forza lavoro  che riceverebbe molte più soddisfazioni qualora fosse impegnata nella lotta contra la criminalità organizzata piuttosto che scaraventata come cani da combattimento contro bersagli inermi.  

31 maggio 2011

Miracolo a Milano


A quanto pare le osservazioni di Beppe Grillo colpiscono direttamente al cuore, tanto da meritarsi ogni volta che apre bocca una valanga di contestazioni da parte della stampa di sinistra. A Milano ha vinto Pisapia che giustamente ha desiderato festeggiare la vittoria come avrebbe fatto chiunque altro, ma le bandiere con falce e martello che sventolavano allegramente facevano parte della ventata di novità che caratterizzeranno il suo programma politico? O erano forse un'astuta manovra per permettere all'opposizione di riguadagnare consensi ancor prima che finissero i festeggiamenti? O magari semplicemente  non le hanno viste? Un uomo credibile deve esserlo fino in fondo e faccio fatica a pensare che sarebbe risultato imbarazzante far notare che quel simbolo inquietante era assolutamente fuori luogo. E per quale motivo allora sarebbero inorriditi se, qualora avesse vinto la destra, la gente fosse scesa in piazza sventolando delle svastiche?. In Italia un movimento come quello che ha infiammato le piazze spagnole probabilmente non lo vedremo mai, per due motivi. Innanzi tutto perchè il movimento 5 stelle è già da tempo riuscito a canalizzare le esigenze politiche di chi non si riconosce assolutamente all'interno del vecchio decadente sistema dei partiti politici; e poi perchè in Italia non saremmo mai capaci di scendere in piazza a manifestare senza indossare una maglietta di Che Guevara. E' evidente che tutto il sistema politico italiano è costruito su solide fondamenta di ipocrisia e che ogniqualvolta queste fondamenta vengono messe in discussione dal coraggio della coerenza, tale pericolosa minaccia deve essere immediatamente stroncata sul nascere. Mi metterei l'anima in pace qualora il buffone di Arcore avesse raggiunto lo status di uomo intoccabile grazie alle sue straordinarie doti intellettuali e manageriali, ma temo proprio che non sia così. Piuttosto mi sembra più verosimile  immaginare la complicità di una sinistra in decomposizione molto più vicina al suo acerrimo rivale che al proprio elettorato.  Oggi il cittadino italiano non è più obbligato a prostituirsi ogni volta che si presenta alle urne nè gli è più consentito lamentarsi dei soliti politici corrotti. E' sufficiente valicare una linea ormai chiara come il sole per passare dalla politica morta del denaro e dei privilegi a quella attiva del rispetto dei diritti del cittadino e delle proposte per il bene della comunità. Senza soldi e potere la politica allora rinascerebbe e la gente conoscerebbe finalmente il piacere di andare a votare.

21 maggio 2011

Generazione NI NI


Anche la Spagna da pochi giorni ha il suo movimento di qualità (Movimiento 15-M) che, seppur ancora tutto da sviluppare, si presenta al mondo come apartitico (NI de derecha, NI de izquierda), totalmente non violento e soprattutto decisamente propositivo. Le loro richieste assomigliano molto a quelle del Movimento 5 stelle: NO ai privilegi per i parlamentari, acqua e sanità pubblica, leggi sviluppate direttamente dai cittadini attraverso votazioni popolari, NO al nucleare, VIA i politici condannati dal parlamento, particolare attenzione per il tema dell'ambiente. Come il movimento 5 stelle sono molto temuti dalla vecchia classe politica che non riesce a localizzarli e di conseguenza manipolarne il voto. Ho avuto la fortuna di vederli con i miei occhi, molti sono giovanissimi che forse neanche si rendono completamente conto della travolgente realtà che stanno vivendo. E questo li rende ancor più meravigliosi, credibili, incontaminati. La prima impressione è quella del caos, ma avvicinandosi, entrando più in profondità nel labirinto della struttura in Puerta de Sol, diventa sempre più intenso, quasi palpabile, l'enorme interesse affinchè nulla sia lasciato al caso, tutto scrupolosamente organizzato nei minimi dettagli. Ovviamente bandito qualsiasi riferimento a partiti politici e vivamente scoraggiato il consumo di alcohol, gruppi organizzati in commissioni per discutere delle varie tematiche, giovani che offrono da bere e da mangiare in siti adibiti a questo scopo, annunci continui che invitano i partecipanti a fare attenzione alla disidratazione ed ai colpi di calore. E ancora, un'infermeria allestita nel centro della piazza, un luogo interamente dedicato all'intrattenimento dei bambini, e persino un interprete per i sordomuti. Insomma  un piccolo embrione di società dove spicca l'intento di offrire condizioni di vita dignitose per chiunque. La prima cellula di uno straordinario progetto di equità che nasce da una vera e propria rivoluzione etica e che non può più tollerare la prepotenza di una vecchia politica  fine a se stessa, totalmente scollegata dalle esigenze di una cittadinanza sempre più confusa e manipolata.

13 maggio 2011

Sogno a Cinque Stelle


Commento un articolo di Marco Bracconi che ho incontrato nella prima pagina on-line di Repubblica leggermente sopra la notizia del gravissimo attentato in Pakistan. Costui definisce gli aderenti al movimento Cinque Stelle dei guastatori e sostiene di conoscerne i reali perversi obiettivi. In realtà il fatto che il movimento cominci a dare fastidio è un segnale positivo che conferma la sua crescita. Non capisco però in cosa consista il mistero, considerato che gli obiettivi del movimento sono chiaramente illustrati nel suo programma (capisco che questa parola risulti difficile da comprendere per gli attuali partiti del nostro paese). Su una cosa non c'è dubbio, e cioè che se lo psico-buffone che guida il governo dovesse ottenere ulteriori vittorie elettorali sarebbe per la comprovata bassezza intellettuale e morale dei suoi sostenitori e per nessun altro motivo. La spezzettata sinistra sembra aver accettato uno scontro di tipo calcistico, dove l'unica cosa che importa è vincere ad ogni costo e lo confermano le dichiarazioni di Bersani che "punta a due vittorie". Non ha specificato però se in casa o fuori. La situazione politica italiana è figlia del compromesso e delle brame di potere, dell'antico disinteresse degli italiani e dell'attuale compulsiva ricerca a tutti i livelli del proprio interesse personale.  Siamo stati raggirati, insultati, offesi dalla forma con la quale il sindaco di Milano uscente, invece di illuminare il popolo italiano su  come abbia potuto permettere che la sua città diventasse uno dei più importanti centri mondiali della crimalità organizzata, abbia usufruito del  tempo di cui disponeva per rivolgere al suo avversario politico ridicole diffamanti accuse. Il vecchio triste discorso dello scegliere il male minore, del non disperdere i voti, che ci accompagna da anni nella lotta contro il berlusconismo e che alla fine non ha portato a nessun risultato concreto oggi trova finalmente un'alternativa credibile. A differenza di coloro che votano solo per contrastare lo psico-pagliaccio e che non hanno la minima idea di quello che accadrà dopo, il movimento Cinque Stelle si propone di infondere la speranza che un'altra politica è possibile, che non è indispensabile accettare con il proprio voto un sistema palesemente corrotto per onorare i propri ideali. Era necessario che il governo cadesse tanto in basso per indurre i parlamentari dell'opposizione a cominciare ad ispirarsi a principi etici? Dopo il distacco di Fini a loro spettava solo il semplice compito di compiere qualche gesto esemplare (come le dimissioni all'unanimità e la riforma elettorale) allo scopo di risparmiare tanta sofferenza a questo martoriato Paese che peraltro deve ancora conoscere le reali conseguenze di questo lungo periodo di follia governativa. Nessuna azione politica è stata fatta nè probabilmente si farà per provare a ricominciare quanto prima a ricostruire l'Italia. Questa classe politica non mi interessa, non mi ispira fiducia, preferisco sognare a Cinque stelle piuttosto che gioire per l'ennesima volta, ricoperto di fango.   

7 maggio 2011

L'unica vera rivolta in Italia


I pastori sardi, gli unici in Italia a ricordarci che quanto sta accadendo nel Mediterraneo riguarda concretamente anche noi. I soli che per la prima volta pronunciano la parola "rivoluzione". La parte dimenticata d'Italia che attacca i politici italiani con una tale violenza da far sembrare quel poveretto di F. presente in studio il sovrano di uno staterello chiamato "Lombardia" totalmente disconnesso dalla realtà del Paese (quanta tristezza nel vedere un uomo vantarsi di governare una delle aree più controllate dalla criminalità organizzata del mondo). Questa gente di Sardegna è la parte più vera, più genuina, più credibile che in questo momento abbiamo in Italia, probabilmente l'unica che sta lottando realmente per la sopravvivenza contro lo strozzinaggio dello Stato e delle banche. Da qui, da questa terra meravigliosa, esperti professionisti del settore travestiti da umili pastori ci insegnano come si combatte la disastrosa disuguaglianza sociale che regna nel nostro Paese, come si affronta uno Governo spaventosamente corrotto. Non a caso probabilmente, ancora una volta dai pastori affiora la verità. Evidentemente chi è tanto a contatto con la terra giunge a comprendere perfettamente quelle che sono le reali necessità dell'uomo. E adesso l'uomo ha bisogno di ribellarsi, di far sentire finalmente la propria voce, di dire basta ai privilegi delle solite caste pseudo-religiose o politiche fonte di discriminazione e di povertà. Loro hanno coraggio da vendere e noi tanto sostegno da offrirgli.